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Buon Natale dai Monaci Benedettini-Silvestrini di Bassano Romano VT

PAX!

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AUGURI SUL NOSTRO NUOVO SITO:
https://www.monastica.info/news/2018/12/dal-chiostro-buon-natale-e-buon-anno-nuovo-2019
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Per formularvi il nostro augurio natalizio, quest’anno ci siamo ispirati a diversi discorsi che San Giovanni Paolo II ha pronunciato in occasione del Natale, durante il suo pontificato: questo per sentire ancora viva la sua presenza e implorare il suo aiuto e la sua benedizione.

Nel quieto silenzio che avvolgeva ogni cosa, mentre la notte giungeva a metà del suo corso, il tuo Verbo onnipotente, o Signore, è sceso dal cielo, dal trono regale. Abbiamo visto la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre. Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza. (Antif.monast.)

Cristo è nato per noi, venite, adoriamo! Tutti insieme veniamo a Te, in questo giorno solenne, dolce Bambino di Betlemme, che nascendo hai nascosto la tua divinità per condividere la nostra fragile natura umana. Illuminati dalla fede Ti riconosciamo come vero Dio incarnato per nostro amore. Tu sei l’unico Redentore dell’uomo! È la nostra fede, è l’energia che ci consente di vivere e sperare.

Il Mistero della notte di Betlemme dura senza intervallo. Esso riempie la storia del mondo e si ferma alla soglia di ogni cuore umano. Anche sul tuo cuore si ferma! Ci classifica tutti come cercatori di Luce. Ogni uomo, cittadino di Betlemme, ha potuto quella sera guardare Giuseppe e Maria e dire: non c’è posto, non posso accogliervi. E ogni uomo di tutte le epoche può dire e ripetere tristemente al Verbo, che si è fatto carne: non ti accolgo non c’è posto, il mio cuore è saturo di cose.

Se Dio ci ha tanto amati da farsi uomo con noi come potremo non accoglierlo, come potremmo non amarci a vicenda, fino a condividere con gli altri ciò che a ciascuno è dato per la gioia di tutti? Solo l’amore che si fa dono può trasformare la faccia del nostro pianeta, volgendo le menti e i cuori a pensieri di fraternità e di pace. E Dio sa quanto è urgente per noi la fraternità per realizzare e poter vivere la pace.
Un presepe napoletano.

La festa del Natale dà un senso cristiano al succedersi degli eventi e agli umani sentimenti, progetti, speranze, e consente di rintracciare in questo ritmico e apparentemente meccanico scorrere del tempo, non soltanto le linee di tendenza di un umano peregrinare, ma anche i segni, le prove e gli appelli della Provvidenza e della Bontà divina.

Non possiamo pertanto trasformare e avvilire il Natale in una festività di inutile spreco, in una manifestazione all’insegna del facile consumismo: il Natale è la festa dell’Umiltà, della Povertà, della Spoliazione, dell’Abbassamento del Figlio di Dio, che viene a donarci il suo infinito Amore.
Tradizione napoletana.

Natale è la festa dell’uomo. Nasce l’Uomo. Uno dei miliardi di uomini che sono nati, nascono e nasceranno sulla terra. L’uomo, un elemento componente della grande statistica. Non a caso Gesù è venuto al mondo nel periodo del censimento; quando un imperatore romano voleva sapere quanti sudditi contasse il suo paese. L’uomo, oggetto del calcolo, considerato sotto la categoria della quantità; uno fra miliardi. E nello stesso tempo, uno, unico e irripetibile. Se noi celebriamo così solennemente la nascita di Gesù, lo facciamo per testimoniare che ogni uomo è qualcuno, unico e irripetibile. Se le nostre statistiche umane, le catalogazioni umane, gli umani sistemi politici, economici e sociali, le semplici umane possibilità non riescono ad assicurare all’uomo che egli possa nascere, esistere e operare come un unico e irripetibile, allora tutto ciò glielo assicura Iddio. Per lui e di fronte a lui, l’uomo è sempre unico e irripetibile; qualcuno eternamente ideato ed eternamente prescelto; qualcuno chiamato e denominato con il proprio nome. Così il Bambino di Betlemme viene a ridarci la nostra vera identità e la nostra dignità di figli di Dio.

Natale è la festa di tutti i bambini del mondo, di tutti, senza differenza di razza, di nazionalità, di lingua, d’origine. Cristo è nato a Betlemme per tutti loro. Rappresenta tutti loro. Di tutti e insieme di ciascuno ci parla il suo primo giorno su questa terra; il primo messaggio del Bambino di una povera Donna; della Madre che, dopo la nascita, “lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo”.

Oggi è il giorno del Natale del Signore! Il Padre ci ha donato il suo Figlio: per questo ineffabile dono siamo pieni di gioia. “Oggi, giorno di gioia, risuona per gli abitanti del mondo intero il lieto annuncio della nascita del Figlio di Dio: Natale è mistero di grazia da contemplare; Natale è evento straordinario da condividere. Lo facciamo ormai da anni noi Monaci di Bassano Romano, sussurrando dal Chiostro a tutti e a ciascuno di voi, il nostro fraterno augurio mentre imploriamo dal Figlio che è nato, le più elette benedizioni nel Anno Domini 2019.

— I Monaci Benedettini Silvestrini di Bassano Romano
Monastero San Vincenzo M.
Bassano Romano (VT)

Buon Natale da Papa Francesco – Articolo preso da PapaBoys.org

“Il Natale di solito è una festa rumorosa: ci farebbe bene un po’ di silenzio per ascoltare la voce dell’ Amore.

Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima. L’ albero di natale sei tu quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della vita. Gli addobbi di natale sei tu quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita. La campana di natale sei tu quando chiami, congreghi e cerchi di unire.

Sei anche luce di natale quando illumini con la tua vita il cammino degli altri con la bontà la pazienza l’ allegria e la generosità. Gli angeli di natale sei tu quando canti al mondo un messaggio di pace di giustizia e di amore. La stella di natale sei tu quando conduci qualcuno all’ incontro con il Signore. Sei anche i re magi quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai. La musica di natale sei tu quando conquisti l’ armonia dentro di te. Il regalo di natale sei tu quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani.

Gli auguri di Natale sei tu quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando soffri. Il cenone di Natale sei tu quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta di fianco.

Tu sei la notte di Natale quando umile e cosciente ricevi nel silenzio della notte il Salvatore del mondo senza rumori ne grandi celebrazioni; tu sei sorriso di confidenza e tenerezza nella pace interiore di un natale perenne che stabilisce il regno dentro di te.

Un buon natale a tutti coloro che assomigliano al natale.”

Papa Francesco

Sussurri dal Chiostro – Buona Pasqua

Dov'è, o morte, la tua vittoria?
Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?

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Versione WEB sul nostro sito:
https://www.monastica.info/news/2017/4/16/auguri-dal-chiostro-buona-pasqua-della-rissurrezione-2017
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    “Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi. Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e fu sepolto ed è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e apparve a Cefa e quindi ai Dodici”. Tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba.
    Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d'incorruttibilità e questo corpo mortale d'immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
    La morte è stata ingoiata per la vittoria.
    Dov'è, o morte, la tua vittoria?
    Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?
    Il pungiglione della morte è il peccato. Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

Si susseguono ai nostri giorni con impressionate rapidità scenari di morte: morti violente, morti di innocenti, catastrofi di ogni genere, distruzioni, sconvolgimenti. Coinvolti e stravolti da questi scenari a Pasqua siamo ancora invitati a volgere lo sguardo a Colui che abbiamo trafitto. Occorre però uno sguardo illuminato dalla fede per non cadere nel facile inganno di vedere nel divin Crocifisso soltanto una vittima, una della tante vittime innocenti, che ha solo preceduto quelle dei nostri giorni. Quella lampada che ci è stata consegnata come dono prezioso nel giorno del nostro battesimo, dobbiamo farla ardere e ben alimentarla per non cadere nel buio di una interminabile cieca assurda inarrestabile passione, tanto violenta da coinvolgere perfino il Figlio di Dio e che si espande e continua la sua perfida violenza fino a noi, fino a ferire le nostre coscienze, a minare la nostra fede e mietere altre vittime. Volgere lo sguardo a Colui che abbiamo trafitto significa prima di tutto
 cercare di comprendere l’origine e la crudarealtà del male, che vive in noi e con noi, perpetrato dall’uomo che sfida il Cielo, dall’uomo che presuntuoso, solo e senza Dio si ferisce mortalmente nell’intimo, e che poi continuamente insudicia la terra e la cosparge di male. Quel male che poi ci assale, ci si ritorce contro con violenza e brutalità. Quel male che è poi la nostra triste storia quotidiana, è il male di ognuno di noi, quello personale e quello collettivo. Quel male che poi in modo blasfemo osiamo attribuire a Colui che ci ha creati e redenti. Non siamo in grado di liberarcene da soli, l’uomo non può salvare se stesso. Ecco allora che il nostro sguardo si rivolge fiducioso all’Uomo del Calvario, al Dio della Croce: quella passione ci appartiene, quella crudeltà ora ben sappiamo donde viene, quella coronazione di spine in modo eloquente ci parla della nostra assurda presunzione e delle nostra insane pretesa di gloria e di potere. Scopriamo finalmente con lo sguardo della f
ede che il Trafitto sta operando una prodigiosa ascensione e una ammirabile assunzione: umiliato fino alla morte di croce, sale per ricondurci alla Casa paterna; assume, prende su di sé tutto il nostro male e si presenta dinanzi al Padre come unico responsabile pronto per espiarlo e pagarne il prezzo. Sì, proprio così il nostro male viene cancellato dal Figlio di Dio! Questa è la nostra Pasqua! Così il male muore inchiodato alla croce, muore sul monte, viene calato in un sepolcro, viene sceso nelle viscere della terra e il bene risorge in un mattino radioso: era il 16 di Aprile 2017. Il Bene è tornato a fiorire nel giardino accanto al monte, dove il Risorto ci chiama tutti per nome per un nuovo Battesimo nel Suo sangue, è tornato a fiorire nel cuore di una peccatrice convertita, è tornato a fiorire nel cuore di due delusi che procedono in senso contrario verso Emmaus e, incontrato il Risorto, tornano al Cenacolo come testimoni, è tornato a fiorire nel cuore degli apostoli frastornati
 e impauriti poi intrepidi e martiri gloriosi, è tornato a fiorire in Tommaso che non crede, tocca i segni della redenzione e proclama che Gesù è il suo Signore e il Suo Dio, è tornato a fiorire nel tuo e nel mio cuore con il calore e la luce di quella lampada pasquale che una Madre buona, madre del Risorto e dei risorti, dai piedi della croce e gloriosa dal Cielo santo, sempre come mediatrice alimenta tutti noi.
Auguri di ogni benedizione.

I Monaci Benedettini Silvestrini del Monastero san Vincenzo.
Bassano Romano 2017

Natale dal Chiostro

"Dio ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, questo è il suo piano di amore, a lode e gloria della sua grazia. Egli ci ha conosciuti da sempre, e ci ha predestinati ad essere conformi all'immagine del figlio suo; a lode e gloria della sua grazia" (Ef 1,5 - Rm 8,29).

È I grandi della terra ci illudono, si propongono come nostri tutori ma poi spesso ci ingannano; misurano la loro presunta grandezza con il potere di cui godono; traggono vanto dalle umane ricchezze e abitano nei palazzi..., dominano sui più deboli e si alleano con i più forti.  Il profeta così li descrive: “Si dicono menzogne l'uno all'altro, labbra bugiarde parlano con cuore doppio; parlano di pace al loro prossimo, ma essi vogliono la guerra e hanno la malizia nel cuore”. In modo più esplicito lo stesso profeta, conscio delle umane fragilità, afferma: “Maledetto l'uomo che confida nell'uomo”. Gesù sintetizza in modo più esplicito la sorte di chi si ritiene “ricco”: “E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli”. L’uomo infatuato dalla sua presunta grandezza, ha serrato le porte del Cielo perché, prono sulla terra, si ritiene autosufficiente e autonomo. Il pensiero di Dio, il Suo agire con noi, le sue teofanie, contrastano e con
traddicono totalmente l’umana presunzione. L’Amore divino in tutte le sue manifestazioni, è sempre adorno di grazia e di umiltà: Dio non è nel vento, non è nel terremoto, non è nel fuoco, ma si svela nel mormorio di un vento leggero e lo si percepisce con l’orecchio dell’anima scevro da grevi inquinamenti e con la lampada della fede ben alimentata. Egli si fa piccolo per noi, più piccolo di tutti noi. La Sua infinita grandezza, la sua onnipotenza, si svela e si nasconde nel filo d’erba che spunta, nel seme che germoglia, nella farfalla che vola e ancor più in quell’alito di vita che ci crea. Ci sorprende e ci colma di meraviglia quando nella pienezza dei tempi, offeso dalla nostra arroganza, vuole rendere visibile e comprensibile la Sua misericordia: l’Amore dell’Onnipotente, perfetto, puro, inviolato si lascia imbrattare dal nostro peccato. Per questo si spoglia della grandezza, diventa seme creativo nel Fuoco dello Spirito e rende feconda la Vergine incontaminata. Ed ecco il dono: 
“Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio“. Sembrerebbe insufficiente, inadeguato quanto ci viene dato come terapia ai grandi guasti del peccato e tutti i nostri mali: un bambino per sanare il mondo!? Non è facile comprendere che la prima prodigiosa medicina improntata per noi dal Signore si racchiude proprio in quella nascita, in qual Bambino, in quella umile ancella, in quella grotta disadorna e fredda. È una nascita che ricrea ognuno che entrato, accetta la terapia della divina misericordia e della grandissima umiltà nei modi con cui il buon Dio ce la vuole donare. Entriamo insieme nella grotta, ma deponiamo prima i nostri sogni di grandezza: è necessario inchinarsi profondamente, prostrarsi a terra dinanzi a Colui che pur essendo di natura divina ha spogliato se stesso per rivestirci della dignità di figli. Sì, è un bambino, ma se lo contempliamo e adoriamo alla luce della fede, è il Figlio di Dio. Egli viene a redimere l’umanità, viene a donarci la sua stessa natura 
divina. Ancora chinati e proni scopriamo l’incontenibile santa energia del Bambino, ammiriamo Giuseppe, l’umile custode e ci beiamo dello splendore della Vergine purissima: è la madre dei viventi: è anche la mia e la tua Madre: se umili e piccoli, in Lei, perennemente feconda e vergine, è possibile rinascere a vita nuova sulla stessa impronta di Cristo. Quanta luce splende in quella grotta! Lì cielo e terra si sono fusi da un irresistibile vincolo di amore; lì il mondo è pulito: già possiamo contemplare e sentire la storia redentiva della Croce perché quel Bimbo che vagisce con la sua apparente fragilità, ha già espiato il mio e il tuo peccato: abbiamo potuto ascoltare il canto degli angeli, l’inno della gloria e della pace e abbiamo compreso con infinita gioia di poter far parte della schiera dei risorti. Usciamo ora dalla Grotta, andiamo a vivere insieme tutta la gioia del Natale.

I Monaci Benedettini Silvestrini del Monastero san Vincenzo.
Bassano Romano 2016

Avvento e Natale 2016

Avvento e Natale 2016

AUGURI SCOMODI

Don Tonino Bello

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.